Un Flauto Magico rivisitato prigioniero di forzature comiche

Tamino, salvato dal morso del serpente grazie a una padellata delle tre dame, incontra Superman nel bosco riuscendo a evitare l’arresto da parte della Polizia Femminista di Trieste mentre la Regina Astrifiammante chiama Pamina da una cabina telefonica per ordinarle l’assassinio di Sarastro.

Combinando assieme le stramberie di questo Flauto Magico andato in scena venerdì 13 gennaio ne verrebbe fuori più o meno qualcosa del genere, e non sono mancate infatti le critiche dei puristi sia sulla stampa locale che in sala.

L’invenzione della regista Valentina Carrasco consiste nel rappresentare l’opera mozartiana come frutto della fantasia e del gioco di due fanciulle, Iside e Osiride, che giocando con dei pupazzi e una casa di bambole creano e determinano le vicende dei personaggi in scena. L’idea di per sé sarebbe interessante, non fosse sacrificata a vantaggio di una ricerca forzata dell’elemento comico. Molte trovate possono risultare effettivamente divertenti ma complessivamente paiono più degli exploit casuali privi di continuità.

Flauto Magico 2Così per 5 secondi entra in scena Superman (l’effetto è sorprendente), Papageno accenna per qualche secondo “Parole parole” di Mina, 3 poliziotte con la divisa della “Polizia Femminista di Trieste” (sic!) fanno sporadicamente incursione dando la caccia senza apparente motivo agli uomini in scena. Trovate che danno l’impressione di voler far parlare di sé più che fornire una nuova lettura dell’opera.

La scenografia rende efficacemente l’idea della regista: a lato della scena è posta la casa di bambole utilizzata dalle due bambine per giocare, mentre al centro del palco è collocato il suo corrispettivo in scala, una casa di bambole identica ma a misura d’uomo, con le “stanze” disposte su 2 piani e svelate da 4 ante laterali apribili a libro e 2 ante centrali apribili a ribalta. Non riteniamo che rientrasse nelle trovate comiche dello spettacolo la mancata apertura delle ante centrali, inconveniente che ha richiesto in più di un’occasione l’intervento manuale degli attori che di volta in volta erano costretti ad abbandonare la propria posizione sul palco per andare ad aiutare la macchina scenografica.

Ci dispiace infine rilevare la sciatteria nella scelta dei costumi. Che l’opera sia stata concepita secondo un’impronta moderna è evidente, ma ciò non è sufficiente a farci apprezzare un Papageno in pantaloni di tartan rosso, la Regina della Notte e le tre dame conciate come maghe dallo stile zingaresco, e Tamino che si presenta in giacca di pelle color tabacco, t-shirt bianca, jeans e stivaletto scuro a dispetto della buona abitudine all’eleganza richiesta agli spettatori di una prima d’Opera.

Nel finale gli applausi e i “brava!” dedicati alla regista si mescolano con un “ooh” sommesso ma diffuso di dissenso, mentre nelle discussioni del pubblico meno giovane che si avvia all’uscita si riescono a captare critiche e un certo sdegno. Sicuramente un Flauto Magico che ha saputo far parlare di sé.

D.T.

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