Torneo preolimpico, Trieste capitale mondiale della waterpolo

pallanuoto

Trieste per una decina di giorni è stata la capitale mondiale della pallanuoto. La piscina Bianchi ha infatti ospitato ben dodici squadre nazionali che hanno dato vita ad un avvincente torneo con in palio i quattro posti per la qualificazione alle olimpiadi di Rio.

Oltre alla nazionale italiana, seconda classificata, erano presenti le rappresentative di Ungheria (prima), Spagna (terza), Francia (quarta), Olanda, Romania, Kazakistan, Russia, Sud Africa, Canada, Slovacchia e Germania.

I media hanno dato ampio rilievo alla manifestazione: la Rai ha trasmesso ogni sera la diretta dell’Italia e tutte le partite in streaming, Il Piccolo ha riservato giornalmente alla competizione una pagina intera e la Gazzetta dello Sport era presente con un suo inviato speciale. Lo spettacolo sportivo non è mancato. In programma ogni giorno sei partite di qualificazione e nel week end quattro, con ampia partecipazione di pubblico per un ticket giornaliero irrisorio di cinque euro. Sebbene la finale abbia visto prevalere l’Ungheria, che ha battuto di misura l’Italia dopo una avvincente partita, la sfida, decisiva e più sentita, è stata quella con la Romania. A quel gol a pochi secondi dalla fine che garantiva il “pass” brasiliano ha fatto seguito un suggestivo accostamento da parte di un vecchio tifoso: “Da lassù ci ha dato una mano il Principe”. Il riferimento andava a Cesare Rubini, il triestino che alternava basket e pallanuoto e che nell’agosto del ’48 vinse il titolo olimpico nella piscina imperiale di Wembley. Fra storia e leggenda ricordava l’avvincente radiocronaca di Nicolò Carosio che descrisse un “calcio di rigore” contro gli azzurri.  Gli fu concessa l’attenuante per uno sport nato in Gran Bretagna come water football oppure water handball, poi diventato water polo…

Aneddoti a parte, se dell’aspetto sportivo è stato ampiamente dato conto, poco si è detto e scritto di quello organizzativo e delle benefiche ricadute che l’evento ha prodotto sulla nostra città. Diciamolo subito e a chiare lettere: Trieste ha fatto bella figura, una gran bella figura e i benefici che ne ha tratto e che andrà a raccogliere in futuro sono sicuramente rilevanti.

Facciamo un piccolo bilancio. Fra giocatori, staff tecnico, medico e accompagnatori, ogni nazionale avrà avuto al seguito una trentina di persone che hanno soggiornato in città per una decina di giorni. Altrettanto hanno fatto dirigenti e tecnici rappresentanti della federazione nazionale e internazionale, allenatori e osservatori di tutte le squadre già qualificate a Rio, oltre che la massiccia affluenza dei supporter al seguito delle varie nazionali. Insomma, per dieci giorni la water polo mondiale si è data appuntamento a Trieste.

Vale la pena di sottolineare che il complesso natatorio, considerato uno dei più belli d’Italia, si è arricchito  per l’occasione di un maxi schermo di fronte alla tribuna sul quale venivano proiettate le formazioni delle squadre e riproposte le migliori azioni, di una tribuna supplementare speculare a quella principale, oltre che a confortevoli spazi per le postazioni e riprese televisive nonché per la presentazione e premiazione delle formazioni. Accattivanti e ben inseriti i cartelloni e i gommoni pubblicitari, inoltre il servizio navetta fra la piscina e il centro città è risultato davvero efficiente.

Le tribune della piscina, anche per le partite meno interessanti, sono sempre state gremite, per quelle più importanti addirittura si è verificato il tutto esaurito.

Ma se merita una citazione il pubblico triestino “rumoroso e competente”, come lo ha definito il c.t. della nostra nazionale, altrettanto va elogiato il seguito delle altre nazionali, per la numerosa presenza e per la correttezza del tifo.    

I più numerosi sono stati i magiari, sicuramente per due motivi: la relativa vicinanza, e il fatto che in Ungheria la pallanuoto è sport nazionale mentre si sono fatti sentire più di tutti gli spagnoli, soprattutto per un caldo supporto organizzato. Come da tradizione tutti gli olandesi indossavano rigorosamente la maglietta “orange”. Ma erano presenti anche tifosi russi, rumeni, francesi e perfino canadesi in divisa con la foglia d’acero.

A essere pignoli, piccole e ininfluenti per la buona riuscita della manifestazione le sbavature nell’apparato organizzativo: inadeguato l’impianto fonico, considerato che la voce dello speaker rimbombava esageratamente e inopportuna la limitazione all’affluenza del pubblico, quando nelle tribune si potevano ancora trovare posti a sedere. Il perché è facilmente spiegabile: non si è tenuto conto che i tifosi delle squadre che giocavano al primo pomeriggio, alla sera erano più interessati ad un giro turistico in città che ad assistere all’ennesima partita. Sulla carta i posti risultavano occupati ma in realtà erano disponibili…

Un altro piccolo neo, però non imputabile all’organizzazione ma ad un atteggiamento poco sportivo dei nostri cugini transalpini. La Francia ha giocato “a perdere” l’ultima partita delle qualificazioni per non incontrare nella partita successiva la forte Spagna. Si è così qualificata battendo (ai rigori) la più abbordabile Olanda. Sarà punita a Rio dove farà unicamente atto di presenza.

Nella serata di domenica si è svolta anche l’estrazione per la composizione dei gironi di Rio, sia maschili che femminili. Anche in questo frangente si è riscontrata la presenza di rappresentanti e dirigenti delle nazionali già qualificate. Altri ospiti in più per Trieste.

Simpatico epilogo per la nazionale giapponese  già qualificata ma presente a Trieste per prendere coscienza del valore dei prossimi avversari –  che ha disputato due incontri amichevoli (ma ufficiali) con la Pallanuoto Trieste. Al seguito della squadra nipponica numerosi giornalisti e due troupe televisive…

Insomma, Trieste si è dimostrata all’altezza dei grandi avvenimenti e gli “effetti collaterali” positivi che si sono notati nel tessuto cittadino dovrebbero suggerire ulteriori iniziative con l’auspicato, fattivo appoggio delle forze istituzionali e imprenditoriali.

Franco Sferza

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