Dal Comitato per la vita del Friuli Rurale sul caso Aussa-Corno

Riceviamo il comunicato stampa del Comitato per la vita del Friuli Rurale e pubblichiamo.

La redazione

“Pensavano di averla fatta franca nell’omertà generale, invece li abbiamo messi all’angolo e dopo tre anni di sonno sono arrivati anche gli avvisi di garanzia. Il sindaco di San Giorno di Nogaro, dapprima ha finto di non sapere nulla, dopo di che si è lasciato prendere dallo sconforto. In questa provincia di perbenisti volano stracci, eppure dopo anni di omertosi depistaggi, il giornale di regime continua a fare il pesce in barile e come niente fosse a diramare le gigantografie e gli slogan triti e ritriti della governante. Invece di scavare nel malaffare istituzionalizzato di casa nostra, si costruiscono verginità e provvidenziali distrazioni parlando della mafia nel Nord Est o delle immaginarie ecatombi del manzanese. Come se non bastasse, con la verità e il buon senso è sparito dalla circolazione anche il direttore del Messaggero, tanto da non essere ricomparso nemmeno in occasione della visita di Mattarella alla mostra organizzata dal suo giornale in occasione del quarantesimo dal terremoto. Insomma, sembra di vivere in una tranquilla provincia della repubblica delle banane dove lo scandalo del direttore scappato con un ballerino del varietà passa di bocca in bocca senza che nessuno contraddica la versione ufficiale di un fastidioso stato influenzale.

E poiché nella repubblica delle banane è più importante apparire che essere, la trasparenza, che dovrebbe essere la quintessenza della democrazia, viene subito surrogata dalla visibilità, non dei processi decisionali e del confronto delle idee, bensì della incontestata cantilena del governante di turno, ovvero dalla  incondizionata e continua visibilità della sua persona.

Il solo fatto di apparire è quindi diventato il segno distintivo della importanza di chi appare ed, in effetti, il trucco sta proprio nell’apparire in continuazione, accanto a titoli a caratteri cubitali e nell’offrire di sé una immagine giovane, sempre sorridente con le battute pronte ed un apodittico decisionismo. Per cui, essendo concentrato su ciò che si vede, il Cittadino e indotto a non badare più ai contenuti, né a chiedersi quale possa essere il prezzo pagato per poter dominare la scena, trinciare giudizi e dare di se una immagine sempre positiva, quanto indiscussa.    

Se poi si scopre che l’economia va a rotoli o che il lezzo di qualche scandalo sta ammorbando l’immagine idilliaca ed artefatta della Regione “prima della classe”, ecco allora i titoli rassicuranti e gli slogan roboanti “Modello Friuli, orgoglio e autonomia!”, “Autonomia blindata!” e poco ci manca che non salti fuori anche un bel “Credere, obbedire e combattere!

Sebbene la consegna del silenzio abbia impedito di raccontare tutta la verità e la tardiva iniziativa giudiziaria li induca a sperare in una provvidenziale prescrizione, è anche vero che nel fuggi fuggi generale, l’allegra compagnia dell’Aussa Corno è andata nel pallone. Come è naturale che accada in simili circostanze, i sodali hanno cominciato a sospettare l’uno dell’altro, a guardarsi in cagnesco, sospettosi, convinti del mors tua vita mea…

Temendo che lo abbiano lasciato con il cerino in mano, il sindaco di San Giorgio di Nogaro è dilaniato dai dubbi e rilascia interviste in cui cerca di spalmare le colpe sugli altri, perché da che mondo è mondo il mal comune è mezzo gaudio e lui non se la sente di pagare per tutti.

Piuttosto di metterlo in concorrenza con Paviotti, promosso d’autorità consigliere regionale nella lista d’appoggio al PD, la Serracchiani si era persino rimangiata l’impegno di abolire il terzo mandato e, facendolo rieleggere a sindaco, lo ha lasciato con il cerino in mano a deliberare di tutto, ivi compresa la discarica del Feraul, sotto le mentite spoglie di una rinaturalizzazione da far ridere i polli e tremare i polsi! Un sindaco al terzo mandato non ha più stimoli di sorta ma, intanto, San Giorgio precipita in una decadenza senza fine e si fa persino sfilare il ruolo di regista dell’area industriale. In quelle mani decade la stazione ferroviaria e svanisce la centralità consolidata rispetto ad un territorio ben più vasto, né questa centralità viene rivendicata nel momento in cui la zarina si inventa le UTI e, scorporata Torviscosa, ordina di sottomettersi a Latisana, che non ha mai avuto nulla a che vedere con il Sangiorgino.

L’azione giudiziaria, se ben gestita, potrebbe svelare retroscena insospettabili a cominciare dalla “stranezza” di quel commissario liquidatore designato dalla zarina nonostante il suo precedente ruolo di revisore dei conti del Consorzio. Senza poi contare l’anello debole rappresentato da un sindaco di “debole costituzione” che, scelto per essere debole, sentendosi scaricato dalla cinica  zarina e abbandonato al suo destino dal Partito Democratico, potrebbe cantare a perdifiato e soprattutto dimettersi, restando inesorabilmente isolato.

Nel fuggi fuggi generale, l’unico a rendersi conto della pericolosità del momento e del ventennio di malefatte che potrebbero uscire dal vaso di Pandora e travolgere tutti, lui compreso, è stato il Consigliere regionale Mauro Travanut. Questi, affidando ad un blog il suo incondizionato sostegno pubblico a Del Frate e, insieme, la sua personale vendetta nei confronti della Serracchiani, non ha usato mezzi termini: “Sarebbe del tutto improprio che Del Frate si dimettesse, non ci sono condizioni e presupposti per una cosa del genere. E per cosa poi?? Per un presunto reato di malversazione in Consorzio… Intanto il reato di malversazione bisogna capire cosa sia prima di parlare…” Poi, travolto da un eccesso di zelo, non ha esitato a spalmare ogni responsabilità su tutta la classe politica regionale: “Bisogna farsi un esame di coscienza. Tutta la classe politica regionale sapeva quello che stava succedendo.” Un sollecito alla maniera del “boia chi molla” che per altri versi equivale a dire “tutti colpevoli, nessun colpevole!  Una chiamata di correo bella e buona che per noi si traduce in un “ Tutti colpevoli? E allora, tutti a casa!                                       

Tibaldi Aldevis   

Comitato per la Vita del Friuli Rurale 

www.facebook.com/comitato.friulirurale

 

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