Gianni Schicchi e Cavalleria Rusticana per i 150 anni di relazioni diplomatiche nippo-italiane

In occasione del 150° anniversario dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi in collaborazione con Kitakyushu City Opera porta in scena fuori abbonamento l’opera in un atto “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini e il melodramma in un atto “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni.

Schicchi

L’opera di Puccini trae ispirazione da un episodio raccontato nel Canto XXX dell’Inferno di Dante: nella Firenze del XIII secolo al capezzale del vecchio possidente Buoso Donati i parenti, addolorati più per il lascito testamentario a favore dei frati cappuccini che per la dipartita del loro caro, coinvolgono l’astuto mercante Gianni Schicchi in una messa in scena allo scopo di ingannare il notaio Maestro Spinelloccio e modificare così a proprio favore le ultime volontà del defunto.

La scenografia riproduce con semplicità ed efficacia attraverso un grande pannello dipinto gli interni di un palazzo signorile visto in prospettiva, mentre in scena completano l’arredo un letto a baldacchino in cui è deposto il defunto e pochi altri elementi.

Il libretto di Giovacchino Forzano è ricco di spunti comici musicati da Puccini attraverso lunghi recitativi e parti corali ma poche arie, tra le quali spicca “Addio Babbino Caro” interpretata con garbo dal soprano Miyuki Shirakawa nel ruolo di Lauretta.

Nella parte del protagonista Giovanni Guarino offre una bella prova calzando perfettamente il naso pronunciato del personaggio e il ruolo del mercante scaltro e opportunista.

L’opera, grazie a una regia attenta a far interagire in continuazione i personaggi, è di gran piacevolezza e non mancano risate di divertimento nel pubblico che premia con applausi entusiastici il cast composto prevalentemente da attori di origini nipponiche.

Cavalleria

Cambio di registro per la Cavalleria Rusticana, in cui la drammaticità dell’interpretazione dei protagonisti viene accentuata da una scenografia molto scarna ma scultorea: un tavolo apparecchiato in primo piano rappresenta l’abitazione di Turiddu, una lunga rampa sulla quale campeggia una enorme croce simboleggiano la chiesa e la piazza del paese, mentre delle proiezioni sul fondo riproducono dapprima una campagna brulla e desolata, poi la facciata della chiesa incombente sulla scena.

Offrono una buona prova i protagonisti Dimitra Theodossiou nel ruolo di Santuzza e Piero Giuliacci nella parte di Turiddu.

Complessivamente è apprezzabile il contrappunto tra il carattere delle due opere, un passaggio piacevole dal tono scherzoso di Gianni Schicchi alla drammaticità della Cavalleria Rusticana con la curiosità di vedere in scena molti interpreti di origine nipponica ai quali, senza togliere meriti di interpretazione, va riconosciuto un uso egregio della dizione, capacità di cui abbiamo visto spesso essere carenti in cantanti di origini molto più vicine alle nostre.

Dam.T.

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